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venerdì 18 aprile 2014

Le prime fortificazioni: quando il terrapieno era dalla parte...sbagliata.


         Come si può vedere dalla foto qui sopra, nei villaggi del periodo Yayoi, il terrapieno con la sua palizzata era costruito esternamente al fossato, rispetto al villaggio. 
          Normalmente ci aspetteremmo che fosse il contrario, ovvero che un nemico che voglia attaccarci, debba prima oltrepassare l'avvallamento e poi arrampicarsi fino alla palizzata.
         Questa disposizione ha lasciato perplessi gli studiosi e sono nate diverse ipotesi sul significato e l'utilizzo che potesse avere.

All'inizio si era pensato che il terrapieno fosse un sostituto della palizzata, ma gli scavi archeologici, soprattutto quelli eseguiti nei kangō shūraku, i villaggi fortificati, hanno mostrato che terrapieno e palizzata spesso si complementavano a vicenda.

Un' altra ipotesi considera la possibilità di scontri a distanza, ovvero che i difensori usassero armi da lancio per attaccare i nemici impegnati a scavalcare palizzata e terrapieno senza ruzzolare nel fossato. Il fossato inoltre aumentava la distanza tra i due schieramenti, permettendo a chi usava le armi da lancio, di farlo da una ragionevole distanza di sicurezza.
In questo caso, anche gli abitanti del villaggio rischiavano di divenire facili bersagli per le frecce lanciate da oltre la palizzata. Un’ipotesi su come si riparassero ci viene data ancora una volta dalla letteratura.

Nel Kojiki (712 d. C.) e nel Nihonshōki (720 d. C.), le due più antiche  e note cronache giapponesi, si parla degli inaki 稲城, tradotti letteralmente come “forti di riso”. Nel Nihonshōki ci vengono descritti come resistenti e solidi, cosa che cozza un po' con la nostra conoscenza della pianta del riso.
Si è ipotizzato che gli inaki fossero strutture fortificate dove veniva custodito questo cereale, ma gli studiosi adesso propendono per la possibilità che si trattasse di un tipo di fortificazione: covoni o fasci di paglia (warataba 藁束) ammucchiati e usati come riparo per rallentare e trattenere i proiettili nemici.
Più o meno lo stesso concetto dei sacchi di sabbia usati nelle moderne trincee, con la differenza  che i proiettili "catturati" dai covoni potevano essere riutilizzati dai difensori.







venerdì 11 aprile 2014

Le prime fortificazioni: villaggi d'altura e fortificati

This photo of Yoshinogari Historical Park is courtesy of TripAdvisor


I villaggi d’altura, in giapponese kōchisei shūraku 高地性集落, sono insediamenti che, come dice il nome stesso, si sono sviluppati su alture, generalmente tra i 100 e i 200 metri più in alto rispetto al terreno coltivato, probabilmente proprio per non sprecare suolo fertile in un territorio, come quello Giapponese, che è prevalentemente montuoso.
Questo tipo di insediamento, che compare già dal principio del periodo Yayoi, non presentava grandi elementi difensivi, a parte il fossato che ne circondava il perimetro.

I villaggi fortificati o kangō shūraku 環濠集落, (letteralmente villaggi circondati da un fossato), vedono la loro epoca di maggior sviluppo intorno al II secolo d. C., proprio il periodo che il Gishi Wajinden associa al regno di Himiko. 
Anche i villggi fortificati erano circondati da un fossato e la terra di risulta veniva utilizzata per la creazione di un terrapieno, al di sopra di questo terrapieno, come si vede nelle foto di Yoshinogari, era eretta una palizzata, come ulteriore elemento difensivo.

In entrambe le tipologie di insediamento sono state trovate tracce che fanno pensare a scontri: terra bruciata, punte di freccia e accette di pietra.

Per oltrepassare il fossato e accedere al villaggio si utilizzava un ponte di legno, che poteva essere rimosso in caso di avvistamento di nemici nelle vicinanze.

Un ulteriore elemento di difesa era rappresentato da uno o più fossati scavati perpendicolarmente rispetto al perimetro del villaggio. In giapponese viene chiamato tatebori 竪堀, ovvero fossato verticale: da qui era possibile far rotolare grosse pietre sugli assalitori che usavano questa via per avvicinarsi.

Un altro modo per rendere difficili le cose ai nemici, era allineare orizzontalmente, sul terreno, una serie di alberi con i rami appuntiti e rivolti verso l'esterno creando così un'ulteriore sbarramento. Questo tipo di elemento difensivo viene chiamato sakamogi 逆茂木, ovvero "alberi ribaltati".

E' interessante notare che sia i tatebori che i sakamogi continueranno ad essere utilizzati anche nei castelli di epoche successive, in particolare in periodo medievale.
Non solo: la differenziazione tra fortificazioni costruite sulle alture, che sfruttano il terreno come principale difesa, e quelle che invece nascono e si espadono sul terreno pianeggiante, si può riconoscere durante tutta la storia dei castelli giapponesi!

Una differenza che invece ha causato diversi grattacapi agli archeologi sta nella posizione dei terrapieni che, in periodo Yayoi, si trovano... dalla parte sbagliata rispetto al fossato.

Ma di questo vi parlrò la prossima volta! 




giovedì 10 aprile 2014

Le prime fortificazioni: i siti del periodo Yayoi


Per trovare gli antenati più antichi dei castelli giapponesi, dobbiamo tornare indietro fino al periodo Yayoi, intorno al III secolo a. C.
Di fatto, scavi effettuati nel sito Jōmon di Sannai Maruyama, nella prefettura di Aomori, hanno portato alla luce tracce attribuibili a fortificazioni ancora più antiche, risalenti anche al V millennio a. C., ma questa ipotesi deve essere studiata approfonditamente prima di venir confernata o smentita.
Invece, le testimonianze del periodo Yayoi sono sufficienti ad avvalorare l'esistenza di strutture difensive attorno ai villaggi dell'epoca e rendono la teoria della nascita delle fortificazioni in questo periodo, la più accreditata dagli archeologi.
Gli scavi effettuati in siti come Yoshinogari, nella prefettura di Saga, o Ōtsuka presso Kanazawa, ci mostrano agglomerati composti dalle tipiche abitazioni interrate, ma anche edifici rialzati che possono aver avuto svariate funzioni: magazzino, luogo di culto, torre di avvistamento. Un fossato circoscriveva il perimetro del villaggio e terrapieni sormontati da palizzate in legno completavano le difese.

Il parco storico di Yoshinogari. Foto gentilmente concessa da TripAdvisor (This photo of Yoshinogari Historical Park is courtesy of TripAdvisor)

Descrizioni che rievocano questo tipo di insediamenti si trovano anche nelle fonti scritte.
In Giappone la scrittura è stata introdotta solo nel VII secolo d. C., ma la prima menzione del regno degli Wa -antico nome dato dai cinesi al Giappone- compare nel Gishi Wajinden 魏志倭人伝, all'interno di un'antica cronaca cinese, lo Wei Zhi, databile al 297 d. C.
Il passo è breve, circa 2000 caratteri, ma vi si fa accenno ai primi contatti tra il regno degli Wei e il popolo degli Wa, ai più di 100 kuni クニ in cui esso era diviso e alla regina Himiko
Di Himiko viene detto che
risiedeva in un palazzo circondato da torri e steccati, con guardie armate in costante allerta.
Questa descrizione si adatta alla perfezione ai villaggi che gli archeologi definiscono "villaggi circondati da un fossato": kangō shūraku, 環濠集落.
Ma le indagini archeologiche hanno portato ad identificare anche un altro tipo di sito, definito "villaggio d'altura": kōchisei shūraku 高地性落.

Della differenza tra questi due tipi di insediamento vi parlerò venerdì sera, tornate a trovarmi!