Attraversando il parco di un castello ci possiamo facilmente imbattere in strutture designate con un nome, un nome suggestivo, quasi un nome proprio al nostro orecchio occidentale. Ma questi nomi hanno in realtà significati ben precisi.
Qui voglio insegnarvi a conoscere quei nomi legati alle varie direzioni.
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domenica 17 gennaio 2016
venerdì 27 febbraio 2015
Gengoyagura: Fossato asciutto e pieno d'acqua, tutta questione di un radicale
Il giapponese scritto è una lingua meravigliosamente complessa. A volte basta modificare uno dei tratti che compongono un carattere per mutarne il significato o conferirgli accezioni particolari.
In questo post voglio offrirvene un esempio.
Esaminiamo tre kanji diversi che si leggono allo stesso modo e significano tutti "fossato".
In giapponese esistono molti omofoni, ovvero parole che hanno la stessa pronuncia, ma significato diverso e che si distinguono solamente per il modo in cui vengono scritte.
In questo caso la differenza di significato è minima.
I tre kanji sono
In questo post voglio offrirvene un esempio.
Esaminiamo tre kanji diversi che si leggono allo stesso modo e significano tutti "fossato".
In giapponese esistono molti omofoni, ovvero parole che hanno la stessa pronuncia, ma significato diverso e che si distinguono solamente per il modo in cui vengono scritte.
In questo caso la differenza di significato è minima.
I tre kanji sono
堀 ・ 濠 ・ 壕
sabato 2 agosto 2014
Gengoyagura, il magazzino delle parole: nigorizzazione
Curiosità sulla lingua giapponese: la nigorizzazione
Quando in giapponese creiamo dei composti, spesso il suono della prima lettera della seconda parola cambia e diventa più... sonoro. Questo fenomeno viene chiamato "nigorizzazione".
Il termine è un'italianizzazione derivata dal giapponese nigori 濁り, che significa "impuro", ma anche "sonoro".
Per farvi un esempio, la nigorizzazione è quel fenomeno per cui, quando uniamo due parole come nawa (corda) e hari (tendere), la pronuncia del termine composto diventa nawabari.
O ancora, shiro (castello), nei composti diventa jiro: quindi le pronunce sono yamajiro (castello di montagna) e hirajiro (castello di pianura) e non yamashiro o hirashiro.
Graficamente, in giapponese, questo fenomeno viene rappresentato aggiungendo alla scrittura in kana (i caratteri che rappresentano le sillabe dell'alfabeto giapponese) i due punti, o tenten゛ .
shiro しろ => jiro じろ
hari はり => bari ばり
Con questo, spero di aver tolto qualche curiosità a chi si poteva chiedere il perché di questi cambi di scrittura :P
domenica 1 giugno 2014
Gengoyagura. I mille significati del tenshu
Con questa rubrichetta che chiamo Gengoyagura 言語櫓, la yagura (torre) della lingua, intendo fornire qualche curiosità sul giapponese. Non è un corso di lingua, ma giusto una raccolta di informazioni che vi permetteranno di meglio apprezzare i termini originali e quelle sottigliezze di significato che solo un vero giapponese può cogliere appieno.
Per rendere la parola tenshu in giapponese, nel corso dei secoli sono stati usati molti kanji diversi: 天主・天守・殿主・殿守. A ognuno di questi composti è possibile attribuire sfumature di significato differenti.
I kanji che vengono usati attualmente sono ten 天 e shu 守 che significano rispettivamente "cielo" e "proteggere".
天 in cinese e giapponese ha anche il significato traslato di "regno", "mondo". Quindi 天守 può essere il "protettore del cielo" o "protettore del mondo".
Lo stesso carattere compare infatti in termini come tenka 天下- letteralmente "le cose sotto il cielo", ovvero il mondo o il Paese intero; tenkabito 天下人 - termine che indica colui che ha unificato il paese (i tre grandi tenkabito, unificatori del Giappone, sono Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu); tennou 天皇 - l'imperatore del Giappone.
Questi due kanji sono spesso accompagnati anche dalla parola kaku 閣 che designa un edificio a più piani, come è appunto il tenshukaku 天守閣.
Uno dei primi a usare il termine tenshu è stato Oda Nobunaga che, nei suoi diari, usa i kanji 天 e 主. Questi due caratteri, fino al periodo Meiji e Taisho, erano usati anche per indicare il Dio cristiano e il termine tenshukyou 天主教 indica il cattolicesimo romano, che i missionari gesuiti avevano introdotto in Giappone all'inizio del "secolo cristiano" (1549-1639), dunque nello stesso periodo in cui Nobunaga stava salendo al potere.
Quando si parla del tenshu del castello di Azuchi, si è soliti usare questi due kanji (安土城天主), invece di quelli che vengono usati per tutti gli altri esempi.
Un'altro kanji utilizzato per ten è 殿 e può essere letto anche dono. Dono è il signore di un feudo, nonché l'appellativo utilizzato per rivolgersi a una persona importante (es: Odadono - Il Signor Oda). Nella lettura ten, che compare nel composto goten 御殿, indica anche la residenza del signore feudale.
Quindi 殿守 può essere il "protettore del signore" del feudo o della sua dimora.
Per rendere la parola tenshu in giapponese, nel corso dei secoli sono stati usati molti kanji diversi: 天主・天守・殿主・殿守. A ognuno di questi composti è possibile attribuire sfumature di significato differenti.
I kanji che vengono usati attualmente sono ten 天 e shu 守 che significano rispettivamente "cielo" e "proteggere".
天 in cinese e giapponese ha anche il significato traslato di "regno", "mondo". Quindi 天守 può essere il "protettore del cielo" o "protettore del mondo".
Lo stesso carattere compare infatti in termini come tenka 天下- letteralmente "le cose sotto il cielo", ovvero il mondo o il Paese intero; tenkabito 天下人 - termine che indica colui che ha unificato il paese (i tre grandi tenkabito, unificatori del Giappone, sono Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu); tennou 天皇 - l'imperatore del Giappone.
Questi due kanji sono spesso accompagnati anche dalla parola kaku 閣 che designa un edificio a più piani, come è appunto il tenshukaku 天守閣.
Uno dei primi a usare il termine tenshu è stato Oda Nobunaga che, nei suoi diari, usa i kanji 天 e 主. Questi due caratteri, fino al periodo Meiji e Taisho, erano usati anche per indicare il Dio cristiano e il termine tenshukyou 天主教 indica il cattolicesimo romano, che i missionari gesuiti avevano introdotto in Giappone all'inizio del "secolo cristiano" (1549-1639), dunque nello stesso periodo in cui Nobunaga stava salendo al potere.
Quando si parla del tenshu del castello di Azuchi, si è soliti usare questi due kanji (安土城天主), invece di quelli che vengono usati per tutti gli altri esempi.
Un'altro kanji utilizzato per ten è 殿 e può essere letto anche dono. Dono è il signore di un feudo, nonché l'appellativo utilizzato per rivolgersi a una persona importante (es: Odadono - Il Signor Oda). Nella lettura ten, che compare nel composto goten 御殿, indica anche la residenza del signore feudale.
Quindi 殿守 può essere il "protettore del signore" del feudo o della sua dimora.
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