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domenica 29 maggio 2016

Il castello di Ōsaka e le mura ritrovate

Avete per caso intenzione di visitare Ōsaka e già che ci siete di fare un salto al suo castello?

Allora, quando avrete sete e vi verrà voglia di prendere qualcosa ai distributori automatici, onnipresenti in Giappone, scegliete quelli che hanno sul fianco questa scritta:

In questo modo aiuterete il progetto "Toyotomi Hishigaki Kōkai".

Di cosa si tratta?
Per spiegarvelo ne approfitto e vi racconto un po' della storia di Ōsaka, del suo castello e del Giappone in generale, ma state tranquilli, sarò breve!

domenica 1 giugno 2014

Gengoyagura. I mille significati del tenshu

Con questa rubrichetta che chiamo Gengoyagura  言語櫓, la yagura (torre) della lingua, intendo fornire qualche curiosità sul giapponese. Non è un corso di lingua, ma giusto una raccolta di informazioni che vi permetteranno di meglio apprezzare i termini originali e quelle sottigliezze di significato che solo un vero giapponese può cogliere appieno.




Per rendere la parola tenshu in giapponese, nel corso dei secoli sono stati usati molti kanji diversi: 天主・天守・殿主・殿守. A ognuno di questi composti è possibile attribuire sfumature di significato differenti.

I kanji che vengono usati attualmente sono ten 天 e shu 守 che significano rispettivamente "cielo" e "proteggere".
天 in cinese e giapponese ha anche il significato traslato di "regno", "mondo". Quindi 天守 può essere il "protettore del cielo" o "protettore del mondo".
Lo stesso carattere compare infatti in termini come tenka 天下- letteralmente "le cose sotto il cielo", ovvero il mondo o il Paese intero; tenkabito 天下人 - termine che indica colui che ha unificato il paese (i tre grandi tenkabito, unificatori del Giappone, sono Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu); tennou 天皇 - l'imperatore del Giappone.
Questi due kanji sono spesso accompagnati anche dalla parola kaku 閣 che designa un edificio a più piani, come è appunto il tenshukaku 天守閣.

Uno dei primi a usare il termine tenshu è stato Oda Nobunaga che, nei suoi diari, usa i kanji 天 e 主. Questi due caratteri, fino al periodo Meiji e Taisho, erano usati anche per indicare il Dio cristiano e il termine tenshukyou 天主教 indica il cattolicesimo romano, che i missionari gesuiti avevano introdotto in Giappone all'inizio del "secolo cristiano" (1549-1639), dunque nello stesso periodo in cui Nobunaga stava salendo al potere.
Quando si parla del tenshu del castello di Azuchi, si è soliti usare questi due kanji (安土城天主), invece di quelli che vengono usati per tutti gli altri esempi.

Un'altro kanji utilizzato per ten è 殿 e può essere letto anche dono. Dono è il signore di un feudo, nonché l'appellativo utilizzato per rivolgersi a una persona importante (es: Odadono - Il Signor Oda). Nella lettura ten, che compare nel composto goten 御殿, indica anche la residenza del signore feudale.
Quindi 殿守 può essere il "protettore del signore" del feudo o della sua dimora.


giovedì 29 maggio 2014

La nascita di un simbolo che sopravviverà al tempo: il tenshu

Il tenshu del castello di Ōsaka (ricostruito in cemento armato)

Il mastio di un castello giapponese, o tenshu 天守, è l'elemento a cui corre la nostra immaginazione quando pensiamo alle fortificazioni del Sol Levante e con cui le identifichiamo. Di fatto, quelli che sono definiti i 12 castelli originari sopravvissuti fino ad oggi, vengono considerati tali proprio in virtù del loro tenshu.

In un castello c'è molto più di questo, ma bisogna riconoscere che, a partire dal periodo Azuchi-Momoyama, il mastio è diventato simbolo non solo del quartier generale del daimyō, ma anche della stessa città che cresce attorno ad esso. Questo ruolo gli appartiene ancora oggi e molte città giapponesi stanno ricostruendo repliche più o meno fedeli dei tenshu andati perduti o, laddove non ve ne fosse mai stato costruito uno, ne creano di completamente nuovi.

Non si conosce con esattezza quando e come sia nato questo tipo di struttura, ma gli studiosi sono per lo più concordi nel considerare il tenshu che Ōda Nobunaga fece costruire ad Azuchi, come il prototipo del mastio di epoca moderna.

Probabilmente anche il tenshu del castello di Nijō, voluto da Nobunaga per lo shogun Ashikaga a Kyōto (1567), o quello del castello di Gifu (1569), sempre degli Ōda, avevano una struttura simile, ma non è rimasto alcun tipo di documento da cui poter trarre una loro descrizione.

Questa foto di Inuyama Castle è offerta da TripAdvisor
I primi esempi di tenshu probabilmente erano composti da una torre di avvistamento di tre piani aggiunta sopra al tetto di un edificio a due. Il tenshu di Inuyama ci da un'idea di questo stile, che viene definito bōrōgata 望楼型, ovvero "stile a torretta".

Dopo Azuchi, il tenshu non è più semplicemente l'unione di due edifici separati, ma viene progettato direttamente come una struttura unitaria, seppure continuando a mantenere un aspetto a torretta.

Esiste un secondo stile di tenshu, che nasce dopo il 1600, ovvero lo stile sōtōgata 層塔型, letteralemnte "torre a strati", uno stile in cui i livelli  si sovrappongono gli uni agli altri in modo regolare, diminuendo di ampiezza con l'aumentare dell'altezza.

I tenshu possono essere classificati anche in base al loro rapporto con le strutture che li affiancano.
Possono avere dunque una composizione di tipo indipendente (dokuritsu 独立), complesso (fukugō 複合) , combinato (renketsu 連結) e multiplo (renritsu 連立).

Dei due tipi di struttura e dei quattro tipi di composizione parlerò più nel dettaglio nei prossimi post.
Continuate a leggermi!

venerdì 18 aprile 2014

Le prime fortificazioni: quando il terrapieno era dalla parte...sbagliata.


         Come si può vedere dalla foto qui sopra, nei villaggi del periodo Yayoi, il terrapieno con la sua palizzata era costruito esternamente al fossato, rispetto al villaggio. 
          Normalmente ci aspetteremmo che fosse il contrario, ovvero che un nemico che voglia attaccarci, debba prima oltrepassare l'avvallamento e poi arrampicarsi fino alla palizzata.
         Questa disposizione ha lasciato perplessi gli studiosi e sono nate diverse ipotesi sul significato e l'utilizzo che potesse avere.

All'inizio si era pensato che il terrapieno fosse un sostituto della palizzata, ma gli scavi archeologici, soprattutto quelli eseguiti nei kangō shūraku, i villaggi fortificati, hanno mostrato che terrapieno e palizzata spesso si complementavano a vicenda.

Un' altra ipotesi considera la possibilità di scontri a distanza, ovvero che i difensori usassero armi da lancio per attaccare i nemici impegnati a scavalcare palizzata e terrapieno senza ruzzolare nel fossato. Il fossato inoltre aumentava la distanza tra i due schieramenti, permettendo a chi usava le armi da lancio, di farlo da una ragionevole distanza di sicurezza.
In questo caso, anche gli abitanti del villaggio rischiavano di divenire facili bersagli per le frecce lanciate da oltre la palizzata. Un’ipotesi su come si riparassero ci viene data ancora una volta dalla letteratura.

Nel Kojiki (712 d. C.) e nel Nihonshōki (720 d. C.), le due più antiche  e note cronache giapponesi, si parla degli inaki 稲城, tradotti letteralmente come “forti di riso”. Nel Nihonshōki ci vengono descritti come resistenti e solidi, cosa che cozza un po' con la nostra conoscenza della pianta del riso.
Si è ipotizzato che gli inaki fossero strutture fortificate dove veniva custodito questo cereale, ma gli studiosi adesso propendono per la possibilità che si trattasse di un tipo di fortificazione: covoni o fasci di paglia (warataba 藁束) ammucchiati e usati come riparo per rallentare e trattenere i proiettili nemici.
Più o meno lo stesso concetto dei sacchi di sabbia usati nelle moderne trincee, con la differenza  che i proiettili "catturati" dai covoni potevano essere riutilizzati dai difensori.







venerdì 11 aprile 2014

Le prime fortificazioni: villaggi d'altura e fortificati

This photo of Yoshinogari Historical Park is courtesy of TripAdvisor


I villaggi d’altura, in giapponese kōchisei shūraku 高地性集落, sono insediamenti che, come dice il nome stesso, si sono sviluppati su alture, generalmente tra i 100 e i 200 metri più in alto rispetto al terreno coltivato, probabilmente proprio per non sprecare suolo fertile in un territorio, come quello Giapponese, che è prevalentemente montuoso.
Questo tipo di insediamento, che compare già dal principio del periodo Yayoi, non presentava grandi elementi difensivi, a parte il fossato che ne circondava il perimetro.

I villaggi fortificati o kangō shūraku 環濠集落, (letteralmente villaggi circondati da un fossato), vedono la loro epoca di maggior sviluppo intorno al II secolo d. C., proprio il periodo che il Gishi Wajinden associa al regno di Himiko. 
Anche i villggi fortificati erano circondati da un fossato e la terra di risulta veniva utilizzata per la creazione di un terrapieno, al di sopra di questo terrapieno, come si vede nelle foto di Yoshinogari, era eretta una palizzata, come ulteriore elemento difensivo.

In entrambe le tipologie di insediamento sono state trovate tracce che fanno pensare a scontri: terra bruciata, punte di freccia e accette di pietra.

Per oltrepassare il fossato e accedere al villaggio si utilizzava un ponte di legno, che poteva essere rimosso in caso di avvistamento di nemici nelle vicinanze.

Un ulteriore elemento di difesa era rappresentato da uno o più fossati scavati perpendicolarmente rispetto al perimetro del villaggio. In giapponese viene chiamato tatebori 竪堀, ovvero fossato verticale: da qui era possibile far rotolare grosse pietre sugli assalitori che usavano questa via per avvicinarsi.

Un altro modo per rendere difficili le cose ai nemici, era allineare orizzontalmente, sul terreno, una serie di alberi con i rami appuntiti e rivolti verso l'esterno creando così un'ulteriore sbarramento. Questo tipo di elemento difensivo viene chiamato sakamogi 逆茂木, ovvero "alberi ribaltati".

E' interessante notare che sia i tatebori che i sakamogi continueranno ad essere utilizzati anche nei castelli di epoche successive, in particolare in periodo medievale.
Non solo: la differenziazione tra fortificazioni costruite sulle alture, che sfruttano il terreno come principale difesa, e quelle che invece nascono e si espadono sul terreno pianeggiante, si può riconoscere durante tutta la storia dei castelli giapponesi!

Una differenza che invece ha causato diversi grattacapi agli archeologi sta nella posizione dei terrapieni che, in periodo Yayoi, si trovano... dalla parte sbagliata rispetto al fossato.

Ma di questo vi parlrò la prossima volta! 




giovedì 10 aprile 2014

Le prime fortificazioni: i siti del periodo Yayoi


Per trovare gli antenati più antichi dei castelli giapponesi, dobbiamo tornare indietro fino al periodo Yayoi, intorno al III secolo a. C.
Di fatto, scavi effettuati nel sito Jōmon di Sannai Maruyama, nella prefettura di Aomori, hanno portato alla luce tracce attribuibili a fortificazioni ancora più antiche, risalenti anche al V millennio a. C., ma questa ipotesi deve essere studiata approfonditamente prima di venir confernata o smentita.
Invece, le testimonianze del periodo Yayoi sono sufficienti ad avvalorare l'esistenza di strutture difensive attorno ai villaggi dell'epoca e rendono la teoria della nascita delle fortificazioni in questo periodo, la più accreditata dagli archeologi.
Gli scavi effettuati in siti come Yoshinogari, nella prefettura di Saga, o Ōtsuka presso Kanazawa, ci mostrano agglomerati composti dalle tipiche abitazioni interrate, ma anche edifici rialzati che possono aver avuto svariate funzioni: magazzino, luogo di culto, torre di avvistamento. Un fossato circoscriveva il perimetro del villaggio e terrapieni sormontati da palizzate in legno completavano le difese.

Il parco storico di Yoshinogari. Foto gentilmente concessa da TripAdvisor (This photo of Yoshinogari Historical Park is courtesy of TripAdvisor)

Descrizioni che rievocano questo tipo di insediamenti si trovano anche nelle fonti scritte.
In Giappone la scrittura è stata introdotta solo nel VII secolo d. C., ma la prima menzione del regno degli Wa -antico nome dato dai cinesi al Giappone- compare nel Gishi Wajinden 魏志倭人伝, all'interno di un'antica cronaca cinese, lo Wei Zhi, databile al 297 d. C.
Il passo è breve, circa 2000 caratteri, ma vi si fa accenno ai primi contatti tra il regno degli Wei e il popolo degli Wa, ai più di 100 kuni クニ in cui esso era diviso e alla regina Himiko
Di Himiko viene detto che
risiedeva in un palazzo circondato da torri e steccati, con guardie armate in costante allerta.
Questa descrizione si adatta alla perfezione ai villaggi che gli archeologi definiscono "villaggi circondati da un fossato": kangō shūraku, 環濠集落.
Ma le indagini archeologiche hanno portato ad identificare anche un altro tipo di sito, definito "villaggio d'altura": kōchisei shūraku 高地性落.

Della differenza tra questi due tipi di insediamento vi parlerò venerdì sera, tornate a trovarmi!

sabato 5 aprile 2014

Una panoramica sui castelli giapponesi: il castello che conosciamo


Il plastico del castello di Himeji che si trova all'ingresso della stazione (foto del marzo 2012)

Il castello di Himeji, costruito così come lo vediamo oggi in periodo Edo, comprende nel suo perimetro moltissime delle strutture tipiche dell'epoca moderna: oltre al tenshu, ci sono le torri o yagura (櫓), i cancelli in tutte le loro forme (e ne hanno molte, fidatevi!), i fossati, le alte mura in pietra, le pareti intonacate di bianco, gli elementi difensivi come le feritoie e le caditoie, i pozzi, i quartieri dove alloggiavano le truppe e dove dimorava la principessa Senhime, le tegole e gli shachihoko (鯱 le statue a forma di pesce che decorano il tetto dei castelli) e, per ultimo, ma non ultimo, il complicato intreccio delle vie d'accesso al mastio, elemento caratteristico dei castelli giapponesi.

La visita ad Himeji è un'occasione imperdibile, perché è il castello meglio conservatosi e più completo che abbiamo oggi.
Infatti, dopo che Tokugawa Ieyasu ebbe unificato il Giappone, lui e il suo clan inizarono ad emanare leggi volte anche ad impedire che i clan rivali diventassero una seria minaccia. Tra queste leggi vi fu quella che costringeva ogni clan a possedere un unico castello per provincia (la Ikkoku ichijō rei  一国一城令) o che impediva qualsiasi costruzione o ricostruzione senza l'esplicito permesso dello shogunato (contenuta nel Buke shohatto 武家諸法度).
E così, degli oltre 7000 castelli esistenti all'inizio del periodo Edo, molti furono demoliti e altrettanti andarono in rovina.
Durante il Bakumatsu, alla comparsa della nuova minaccia costituita da americani, russi ed europei, si costruì qualche nuovo castello, come quello di Matsumae o il Goryoukaku in stile occidentale, ma le spinte innovative e di modernizzazione del periodo Meiji, nonché la necessità di far quadrare i conti, portarono ad una nuova ondata di distruzione: i castelli, visti come edifici obsoleti, vennero abbattuti, venduti come legna da ardere o, per i più fortunati, assegnati al ruolo di caserme per il nuovo esercito nazionale.
Di contro il nazionalismo di epoca Shōwa e la ripresa del dopoguerra portarono alla ricostruzione di alcuni castelli con tecniche moderne, come quelli di  Ōsaka e Nagoya, mentre altri vennero distrutti dai bombardamenti degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale (il già citato castello di Nagoya o i gusuku delle isole Ryūkyū, oggi note come l'arcipelago di Okinawa).

Una nuova epoca d'oro per i castelli giapponesi si è aperta nell'ultimo decennio: i loro fan -non solo giapponesi- si vanno moltiplicando e le città stanno riscoprendo il tenshu come proprio simbolo. Gli studi e i libri che ne trattano non si contano e, più o meno ovunque, sono in atto restauri e ricostruzioni che vogliono essere il più possibile fedeli all'originale.
Non solo: alcune città stanno costruendo dei tenshu ex-novo, là dove il castello originale non ne prevedeva uno. Anche questi nuovi tenshu vengono progettati rigorosamente con le tecniche dell'epoca passata.

Abbiamo visto quindi che la storia dei castelli giapponesi, oltre ad essere molto antica, non è nemmeno conclusa e su di loro c'è davvero molto da dire!

venerdì 4 aprile 2014

Una panoramica sui castelli Giapponesi: l'inganno del tenshu

Il tenshu del castello di Ōsaka
Tempo fa, parlando con degli amici di cosa vedere durante un viaggio in Giappone, mi sconsigliarono il castello di Himeji, perché era in restauro e non era possibile entrarvi. Feci presente che solo il tenshu, il torrione principale, era chiuso al pubblico e loro ribatterono che, oltre a quello, non c'era nulla da vedere.
Rimasi sconvolta.

Parlando di castelli giapponesi quasi tutti pensano non solo a delle costruzioni risalenti a un determinato periodo storico, l'epoca moderna, ma addirittura li associano ad una struttura in particolare: l'alto tenshu, il bianco e aggrazziato mastio che, come un top-model, fa bella mostra di sé su riviste, libri d'arte e pagine web.

Ma se consideriamo il castello in quanto fortificazione, in esso c'è molto più del suo mastio (che, ad essere onesti, in molti castelli non fu nemmeno costruito). E la loro storia, come in ogni nazione del mondo, risale indietro fino agli albori della civiltà.

A partire dalla fine del secolo scorso, gli archeologi  hanno iniziato a portare alla luce i resti di diversi "villaggi fortificati" risalenti al periodo Yayoi che possono essere considerati le prime fortificazioni della storia giapponese.
Un esempio famoso è Yoshinogari (吉野ヶ里), provincia di Saga, nel Kyūshū del nord, ma se ne trovano in tutto il Giappone.
A questo tipo di agglomerati probabilmente si riferisce lo Wei Zhi, la "Cronaca degli Wei" (c.a. 297 d.C.), una delle cronache dei regni cinesi, nonché la prima a fare riferimento al Giappone, quando parla dei 100 regni di cui era composto.
Nel VII secolo, temendo un'invasione coreana, vengono edificati i castelli definiti 'antichi castelli di montagna' (古代山城 kodai yamashiro) o 'castelli in stile coreano' (朝鮮式山城 chōsenshiki yamajiro), perché edificati con l'aiuto di manodopera immigrata dalla Corea, e il mizuki (水城) di Dazaifu, sempre nel Kyūshū.
All'VIII secolo risale il castello di Taga (多賀城), uno dei castelli di confine costruiti nello Honshu come difesa e base per la pacificazione degli emishi.
Dei castelli si ritorna a parlare alla fine del periodo Heian, con gli scontri tra i clan di samurai che porteranno alla creazione del bakufu di Kamakura.
In questo periodo e per tutto il medioevo i capi dei clan militari si costruiranno residenze, le yakata (館), facilmente fortificabili in caso di necessità, ma verso la fine del periodo Muromachi e con l'intensificarsi degli scontri, a queste residenze signorili, verrà sempre più spesso affiancato un castello costruito sulle alture, in cui ritirarsi per affrontare un assedio.
Quando queste guerre diventeranno continue, in periodo Sengoku, anche le fortificazioni passeranno dall'essere temporanee a permanenti, ma solo con l'ascesa al potere di Ōda Nobunaga il tenshu asumerà il suo ruolo di simbolo della potenza del signore e il castello inizierà a mostrare la forma che oggi conosciamo.

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Ritornate domani per leggere il resto di questa breve panoramica sui castelli giapponesi!