Visualizzazione post con etichetta Yamashiro 山城. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yamashiro 山城. Mostra tutti i post

sabato 13 dicembre 2014

Monografie - Il castello di Takeda 竹田城

This photo of Takeda Castle Ruin is courtesy of TripAdvisor
 
Il castello di Takeda 竹田城, o Tajima Takeda 但馬竹田城, difendeva il confine tra la provincia di Tajima e quelle di Tanba 丹波 e Harima 播磨 e probabilmente anche la vicina miniera d'argento di Ikuno 生野銀山.

Non rimangono documenti ufficiali sulla costruzione del castello, almeno nelle sue prime fasi, ma solo raccolte di storie orali.
 Secondo queste storie sembra che gli Yamana 山名, shugo 守護 di Tajima, avessero iniziato a fortificare l'area di Takeda già nel 1431. Nel 1441, Yamana Sōzen 山名宗全 aveva ottenuto la provincia di Harima come ricompensa per l'uccisione di Akamatsu Mitsusuke 赤松満祐, assassino di Ashikaga Yoshinori, 6° shogun Muromachi. In questa occasione Sōzen nominò i suoi vassalli Otagaki, shugodai (守護代, delegati shugo) di Tajima. Otagaki Mitsukage 太田垣光景, prese dimora a Takeda e completò il castello entro il 1443. Nonostante le alterne fortune degli Yamana negli anni a venire, il clan Otagaki rimase a Takeda per 7 generazioni.

sabato 3 maggio 2014

Lo yamashiro, il castello di montagna (seconda parte)

Castello di Bitchū Matsuyama, foto presa dal sito TripAdvisor.
(This photo of Bitchū Matsuyama Castle is courtesy of TripAdvisor)

 
Come promesso, oggi vi parlerò dei modi in cui i guerrieri del XVI secolo si ingegnavano per ottenere lo spazio necessario ai loro castelli e di come li rendevano inespugnabili, o quasi.

Il metodo più ovvio e primitivo era  spianare la vetta: non solo tagliavano gli alberi che vi crescevano, ma asportavano letteralmente il terreno. 
Solo la cima veniva disboscata: la foresta che cresceva sul fianco della montagna era lasciata ad intralciare i nemici, impedendo loro di riconoscere la disposizione delle difese e rendendo difficoltoso trovare percorsi alternativi.

Con l'intensificarsi degli scontri, in periodo Sengoku, divenne necessario creare alloggi non solo per il signore del castello, ma anche per il suo seguito e soprattutto per accoglire un numero consistente di soldati. Così, vennero incluse nel perimetro della fortificazione anche le vette vicine, collegandole le une alle altre tramite ponti in terra (dobashi 土橋). 
Più avanti si giunse a plasmare i fianchi stessi della montagna, disboscandoli completamente e scavando il terreno per creare cortili esterni più bassi, in un sistema a gradoni definito koshi kuruwa 腰曲輪. 
Questo sistema di cortili satellite, sia di tipo a gradoni che nella versione a vette collegate, permetteva di avere diverse linee di difesa, nonché di riconquistare un cortile caduto in mano al nemico o di isolarlo velocemente qualora non fosse possibile riprenderlo.
Un'altra accortezza strategica era quella di scegliere monti isolati, più alti di quelli vicini, per evitare che i nemici trovassero un modo per osservare l'interno del castello.

Gli yamashiro erano dunque facili da difendere
Le vie d'accesso erano limitate, gli assalitori dovevano arrampicarsi lungo erti sentieri e gradinate disconnesse, prima di raggiungere il loro obbiettivo. Di conseguenza, non solo arrivavano stremati, ma per tutto il percorso erano facili bersagli.

L'avanzata dei nemici era resa ulteriormente difficoltosa dai fossati asciutti (karabori 空掘) scavati attorno al castello. Questi fossati potevano risalire il fianco della montagna (tatebori 竪堀), e divenire invitanti vie d'accesso, ma anche trappole per gli incauti assalitori che, incanalati in questi stretti passaggi,  erano facili bersagli per i proiettili dei difensoi, ma rischiavano anche di essere travolti da grosse pietre fatte rotolare verso di loro dall'alto.
Un altro tipo di fossato (horikiri 堀切) tagliava perpendicolarmente la cresta della montagna, impedendo l'accesso al forte da direzioni non sorvegliate.

Ma anche i castelli di montagna avevano il loro punto debole: l'assedio. Per quanti accorgimenti si prendessero, lo spazio rimaneva limitato, insufficiente a stipare le grandi quantità di provviste e di armi che servivano per affrontare lunghi periodi di isolamento. Inoltre anche l'approvvigionamento idrico era fonte di preoccupazione: le sorgenti non abbondavano e scavare pozzi su un terreno impervio era impresa assai difficile da portare a termine.
In caso di assedio, l'unica speranza era attendere l'arrivo di rinforzi.

Eppure, il castello di montagna rimarrà la migliore scelta dal punto di vista difensivo anche dopo che hirajiro e horayamashiro si saranno diffusi in tutto il paese.



giovedì 1 maggio 2014

Lo yamashiro, il castello di montagna (prima parte)

Castello di Bitchū Matsuyama, foto presa dal sito TripAdvisor.
(This photo of Bitchū Matsuyama Castle is courtesy of TripAdvisor)


A discapito del loro nome, che significa letteralmente "castello di montagna", gli yamashiro 山城, erano costruiti su alture che raramente superavano i 600 metri, mentre il dislivello tra la base e la vetta andava generalmente dai 50 ai 200 metri.
La qualità di terreno forniva una protezione naturale contro i terremoti, ma esponeva gli edifici ai forti venti che spirano con i tifoni, che in Giappone sono altrettanto, o anche più, frequenti dei terremoti.

In origine erano rifugi temporanei dove il signore dello hansi ritirava all'approssimarsi del nemico, mentre la residenza ufficiale rimaneva ai piedi della montagna.
In periodo Sengoku, quando la guerra divenne continua, si fece necessario avere basi sicure per tutto il tempo, non più solo in caso di emergenza. Così i castelli divennero fortezze permanenti che coincidevano con la dimora del daimyō. Ma castelli di montagna erano anche i piccoli forti di avvistamento e segnalazione (tsutae no shiro 伝えの城) che si trovavano sparpagliati in punti strategici del territorio e le fortificazioni a difesa dei confini (sakaime no shiro 境目の城).
Si stima che prima dell'unificazione del Giappone, ci fossero circa 5000 castelli di montagna.

Costruire in siti di questo tipo non era semplice, ma la montagna era ricca di materiale: gli alberi abbattuti diventavano legname per gli edifici, mentre la pietra era utilizzata per creare le mura (ishigaki 石垣) di sostegno ed evitare che il terreno disboscato franasse.

Non erano necessari grandi lavori di fortificazione, perché la natura stessa offriva elementi difensivi (scarpate, strapiombi, percorsi ripidi e facilmente sorvegliabili) che potevano essere integrati nel progetto del castello, permettendo di risparmiare tempo e risorse.

Uno dei difetti di costruire sulla vetta di una bassa montagna, era la mancanza di spazio. Per ovviare a questo problema, i costruttori elaborarono diverse soluzioni via via più complesse e dispendiose a seconda della necessità.
Di queste, dei punti di forza e di quelli deboli dei castelli di montagna vi parlerò nel weekend.

Tornate a leggermi!