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sabato 5 aprile 2014

Una panoramica sui castelli giapponesi: il castello che conosciamo


Il plastico del castello di Himeji che si trova all'ingresso della stazione (foto del marzo 2012)

Il castello di Himeji, costruito così come lo vediamo oggi in periodo Edo, comprende nel suo perimetro moltissime delle strutture tipiche dell'epoca moderna: oltre al tenshu, ci sono le torri o yagura (櫓), i cancelli in tutte le loro forme (e ne hanno molte, fidatevi!), i fossati, le alte mura in pietra, le pareti intonacate di bianco, gli elementi difensivi come le feritoie e le caditoie, i pozzi, i quartieri dove alloggiavano le truppe e dove dimorava la principessa Senhime, le tegole e gli shachihoko (鯱 le statue a forma di pesce che decorano il tetto dei castelli) e, per ultimo, ma non ultimo, il complicato intreccio delle vie d'accesso al mastio, elemento caratteristico dei castelli giapponesi.

La visita ad Himeji è un'occasione imperdibile, perché è il castello meglio conservatosi e più completo che abbiamo oggi.
Infatti, dopo che Tokugawa Ieyasu ebbe unificato il Giappone, lui e il suo clan inizarono ad emanare leggi volte anche ad impedire che i clan rivali diventassero una seria minaccia. Tra queste leggi vi fu quella che costringeva ogni clan a possedere un unico castello per provincia (la Ikkoku ichijō rei  一国一城令) o che impediva qualsiasi costruzione o ricostruzione senza l'esplicito permesso dello shogunato (contenuta nel Buke shohatto 武家諸法度).
E così, degli oltre 7000 castelli esistenti all'inizio del periodo Edo, molti furono demoliti e altrettanti andarono in rovina.
Durante il Bakumatsu, alla comparsa della nuova minaccia costituita da americani, russi ed europei, si costruì qualche nuovo castello, come quello di Matsumae o il Goryoukaku in stile occidentale, ma le spinte innovative e di modernizzazione del periodo Meiji, nonché la necessità di far quadrare i conti, portarono ad una nuova ondata di distruzione: i castelli, visti come edifici obsoleti, vennero abbattuti, venduti come legna da ardere o, per i più fortunati, assegnati al ruolo di caserme per il nuovo esercito nazionale.
Di contro il nazionalismo di epoca Shōwa e la ripresa del dopoguerra portarono alla ricostruzione di alcuni castelli con tecniche moderne, come quelli di  Ōsaka e Nagoya, mentre altri vennero distrutti dai bombardamenti degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale (il già citato castello di Nagoya o i gusuku delle isole Ryūkyū, oggi note come l'arcipelago di Okinawa).

Una nuova epoca d'oro per i castelli giapponesi si è aperta nell'ultimo decennio: i loro fan -non solo giapponesi- si vanno moltiplicando e le città stanno riscoprendo il tenshu come proprio simbolo. Gli studi e i libri che ne trattano non si contano e, più o meno ovunque, sono in atto restauri e ricostruzioni che vogliono essere il più possibile fedeli all'originale.
Non solo: alcune città stanno costruendo dei tenshu ex-novo, là dove il castello originale non ne prevedeva uno. Anche questi nuovi tenshu vengono progettati rigorosamente con le tecniche dell'epoca passata.

Abbiamo visto quindi che la storia dei castelli giapponesi, oltre ad essere molto antica, non è nemmeno conclusa e su di loro c'è davvero molto da dire!

venerdì 4 aprile 2014

Una panoramica sui castelli Giapponesi: l'inganno del tenshu

Il tenshu del castello di Ōsaka
Tempo fa, parlando con degli amici di cosa vedere durante un viaggio in Giappone, mi sconsigliarono il castello di Himeji, perché era in restauro e non era possibile entrarvi. Feci presente che solo il tenshu, il torrione principale, era chiuso al pubblico e loro ribatterono che, oltre a quello, non c'era nulla da vedere.
Rimasi sconvolta.

Parlando di castelli giapponesi quasi tutti pensano non solo a delle costruzioni risalenti a un determinato periodo storico, l'epoca moderna, ma addirittura li associano ad una struttura in particolare: l'alto tenshu, il bianco e aggrazziato mastio che, come un top-model, fa bella mostra di sé su riviste, libri d'arte e pagine web.

Ma se consideriamo il castello in quanto fortificazione, in esso c'è molto più del suo mastio (che, ad essere onesti, in molti castelli non fu nemmeno costruito). E la loro storia, come in ogni nazione del mondo, risale indietro fino agli albori della civiltà.

A partire dalla fine del secolo scorso, gli archeologi  hanno iniziato a portare alla luce i resti di diversi "villaggi fortificati" risalenti al periodo Yayoi che possono essere considerati le prime fortificazioni della storia giapponese.
Un esempio famoso è Yoshinogari (吉野ヶ里), provincia di Saga, nel Kyūshū del nord, ma se ne trovano in tutto il Giappone.
A questo tipo di agglomerati probabilmente si riferisce lo Wei Zhi, la "Cronaca degli Wei" (c.a. 297 d.C.), una delle cronache dei regni cinesi, nonché la prima a fare riferimento al Giappone, quando parla dei 100 regni di cui era composto.
Nel VII secolo, temendo un'invasione coreana, vengono edificati i castelli definiti 'antichi castelli di montagna' (古代山城 kodai yamashiro) o 'castelli in stile coreano' (朝鮮式山城 chōsenshiki yamajiro), perché edificati con l'aiuto di manodopera immigrata dalla Corea, e il mizuki (水城) di Dazaifu, sempre nel Kyūshū.
All'VIII secolo risale il castello di Taga (多賀城), uno dei castelli di confine costruiti nello Honshu come difesa e base per la pacificazione degli emishi.
Dei castelli si ritorna a parlare alla fine del periodo Heian, con gli scontri tra i clan di samurai che porteranno alla creazione del bakufu di Kamakura.
In questo periodo e per tutto il medioevo i capi dei clan militari si costruiranno residenze, le yakata (館), facilmente fortificabili in caso di necessità, ma verso la fine del periodo Muromachi e con l'intensificarsi degli scontri, a queste residenze signorili, verrà sempre più spesso affiancato un castello costruito sulle alture, in cui ritirarsi per affrontare un assedio.
Quando queste guerre diventeranno continue, in periodo Sengoku, anche le fortificazioni passeranno dall'essere temporanee a permanenti, ma solo con l'ascesa al potere di Ōda Nobunaga il tenshu asumerà il suo ruolo di simbolo della potenza del signore e il castello inizierà a mostrare la forma che oggi conosciamo.

....

Ritornate domani per leggere il resto di questa breve panoramica sui castelli giapponesi!

martedì 1 aprile 2014

Lo scorrere del tempo e il Giappone

Prima di iniziare a parlare dei castelli, lasciate che vi dia una veloce infarinatura sulla cronologia giapponese, così, anche se non siete nipponisti o nippofili, potrete seguirmi quando parlerò di Periodo Sengoku, castelli medioevali, guerre Ōnin e via dicendo.

LE ERE GIAPPONESI
Innanzitutto i giapponesi hanno un modo di contare gli anni diverso dal nostro. Se noi usiamo una numerazione volendo infinita, in Giappone esistono delle ere ben definite, identificate dal loro nome (元号 gengō o 年号 nengō). In passato, il nome dell'era poteva cambiare in qualsiasi momento e la numerazione ricominciava. Dal 1868 è stato deciso che nome e durata corrispondano a quelli dell'imperatore regnante.
Questo metodo è quello ufficiale utilizzato ancora oggi, anche se spesso alla data giapponese è affiancato l'anno del calendario gregoriano: 平成26年 (2014) ovvero 26° anno dell'Era Heisei.

La conversione è molto semplice. Conoscendo il primo anno di un'era (potete trovare qui una lista chiara e completa) basta sottrarvi 1 e aggiungere il numero dell'anno giapponese.
 Esempio: Il primo anno dell'era Heisei cade nel 1989. Se dobbiamo convertire Heisei26 avremo:           1989 - 1 + 26 = 2014
Per approfondire l'argomento, Wikipedia in inglese vi offre un ottimo articolo.


 I PERIODI STORICI
Anche i periodi storici possono avere durate e confini diversi a seconda della nazione cui si riferiscono. Ecco qui le differenze con il Giappone:

Preistoria: fino a circa il 4000/3000 a. C.
                 in Giappone:  fino al V/VI sec. d. C.
Antichità: dal 3000 a. C al 476 d. C.
                 in Giappone: 古代 kodai - peridodi Nara ed Heian (710-1185)
Medioevo: 476 d. C. - 1492 d. C.
                 in Giappone: 中世 chūsei - periodi Kamakura e Muromachi (1185-1568)
Età Moderna: 1492-1815
                 in Giappone: 近世 kinsei - periodi Azuchi-Momoyama ed Edo (1568-1868)
Età Contemporanea: dal 1815 ad oggi
                 in Giappone: 現代 gendai - dal periodo Meiji ad oggi (1686->)

Quindi, un castello del 724, se si trova in Giappone sarà considerato antico, mentre in Europa sarà medioevale.


I PERIODI GIAPPONESI
La storia giapponese viene infine divisa in una serie di periodi di minore durata:

Periodo Jōmon 縄文時代: c.a. 10000 a.C. - 300 a.C.
                          letteralmente periodo del "Disegno a Corda" per il tipico disegno che decorava la ceramica.
Periodo Yayoi 弥生時代: 300 a.C. - 250 d.C.
                          prende il nome dall'area di Tōkyō dove gli archeologi scoprirono i primi reperti risalenti a quest'epoca.
Periodo Kofun 古墳時代: 250 d.C. - 538 d.C.
                          letteralmente delle "tombe antiche", dalla tipica sepoltura monomentale a forma di buco della serratura diffusa in questi anni. Lo uji Yamato inizia la propria graduale ascesa.
Periodo Asuka 飛鳥時代: 538 - 710
                          É il periodo dei primi contatti con la Cina, dell'introduzione del Buddhismo e della scrittura.
Periodo Nara 奈良時代: 710 - 794
                          prende il nome dalla prima capitale "fissa" costruita in stile cinese (precedentemente, alla morte di un imperatore, per motivi religiosi, il luogo veniva abbandonato e la capitale trasferita).
Periodo Heian 平安時代: 794 - 1185
                          Prende il nome da Heiankyō, la moderna Kyōto. Il nome significa letteralmente "capitale della pace": il trasferimento fu voluto per sfuggire all'influenza ormai troppo pesante dei templi buddhisti di Nara, ma il periodo non fu tutto sommato così pacifico. In questi secoli fiorisce la coltura di corte e vengono scritti i grandi romanzi delle dame di corte. Il periodo viene diviso in due a partire dal 894, quando l'influenza del clan Fujiwara diventa preponderante.
Periodo Kamakura 鎌倉時代: 1185 - 1333
                          il potere passa nelle mani della classe militare, Minamoto Yoritomo trasferisce il governo a Kamakura, dove crea il suo bakufu, presieduto da un capo militare, lo shōgun. La corte imperiale continua ad esistere a Heian, che rimane capitale ufficiale; il ruolo dell'imperatore, considerato discendente divino, è quello di legittimare il governo.
Periodo Muromachi 室町時代: 1336 - 1573
                          l'imperatore Go Daigo cerca di riportare il potere nelle mani della corte imperiale, ma viene tradito da Ashikaga Takauji, un potente signore feudale che lo aveva inizialmente sostenuto. Takauji, sconfitto il bakufu di Kamakura, sposta il governo nel distretto Muromachi, a Heian, e da vita ad un nuovo bakufu noto come  Muromachi o Ashikaga.
  •  Periodo Nanbokuchō 南北朝時代 (1334-1392)  periodo delle Due Corti o, letterlamente, delle Corti del Sud e del Nord. Dopo essere stato destituito da Takauji, Go Daigo fugge a Yoshino, dove stabilisce la propria corte e inizia uno scisma che vede due imperatori regnare contemporaneamente.
  •  Periodo Sengoku 戦国時代 (1467-1573) un periodo di continue lotte e scontri tra i daimyō, i signori feudali.
Periodo Azuchi-Momoyama 安土桃山時代: 1568 - 1603
                          prende il nome dalle colline Azuchi e Momoyama dove Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi costruirono i rispettivi castelli. Nobunaga e Hideyoshi sono i primi due grandi unificatori che riusciranno a portare sotto il proprio controllo la quasi totalità dei daimyō e quindi ad unificare, appunto, il Giappone.
Periodo Edo 江戸時代: 1603 - 1868
                          chiamato anche periodo Tokugawa. Il potere viene preso da Tokugawa Ieyasu che unifica definitivamente il Giappone sotto il proprio clan. La sede del bakufu viene trasferita a Edo, città controllata da Ieyasu nonché l'odierna Tōkyō. Il periodo è caratterizzato da una  politica isolazionista, il Giappone si chiude su se stesso rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno.
  • Bakumatsu 幕末 (1853-1867) gli ultimi anni dello shōgunato Tokugawa, quando ormai le potenze occidentali si sono affacciate alle coste giapponesi e il potere militare inizia a sfaldarsi.
Periodo Meiji 明治時代: 1868 - 1912
                          Viene restaurato il potere dell'imperatore e il Giappone inizia il... breve percorso per dimostrare all'Occidente il proprio valore. In sole 4 decadi, da paese isolato e arretrato, riesce a diventare una delle maggiori potenze mondiali.
Periodo Taisho 大正時代: 1912 - 1926
                           il periodo della grande guerra.
Periodo Shōwa 昭和時代: 1926 - 1989
                          il periodo del militarismo, la Seconda Guerra Mondiale, le bombe di Hiroshima e Nagasaki e l'occupazione Ameriana. La ripresa.
Periodo Heisei 平成時代: 1989 ->
                           

Spesso le date dei periodi sono indicative, differenti studiosi possono posticipare o anticipare una data di qualche decade (per esempio in un libro il periodo Yayoi viene compreso tra 300 a.C. e 300 d.C., in un altro 250 - 250, in un altro ancora viene posticipato al 200 a. C. ...), e diverse discipline (archeologia, arte, storia, religione...) possono avere idee diverse su dove mettere i paletti del passaggio da un periodo all'altro.
Ma indicativamente ritengo che queste siano indicazioni sufficienti  a permettervi di orientarvi nella storia di un paese lontano come è il Giappone. 

Non perdetevi!

domenica 30 marzo 2014

Da dove vengo e dove voglio portarvi

A cavallo tra il 1999 e il 2000, preparandomi per l'esame d'arte giapponese all'università, mi imbattei in una prima, breve descrizione dei castelli giapponesi, non più di un paio di pagine nel libro "L'arte del Giappone" di Miyeko Murase, e in una foto del castello di Himeji, il più famoso tra essi.
Intorno al 1543, alcuni di loro [commercianti, esploratori e missionari portoghesi], diretti in Cina, fecero naufragio sulla costa meridionale del Giappone, stabilendo così per caso il primo contatto tra gli isolati giapponesi e gli europei, [...] I moschetti dei naufraghi portoghesi vennero immediatamente copiati dai giapponesi e l'introduzione di queste armi alterò in modo significativo la conduzione delle guerre, come pure la natura dell'architettura militare  [...]. Divennero allora urgentemente necessarie delle difese sufficientemente robuste da resistere alla potenza delle nuove armi. I capi militari eressero perciò delle strutture difensive fortificate mediante fossati e robuste pareti in muratura. Molti capi militari si costruirono dei castelli nelle province natali, concepiti non solo come inespugnabili fortificazioni, ma anche come splendide vetrine a riprova della loro forza economica e militare. [...]
In questo passo Murase descrive i castelli di  un determinato periodo storico, quelli eretti in poche decine di anni che cadono grossomodo tra il 1576 e il 1616.
Ma come erano costruiti, nello specifico? Quanta parte avevano avuto davvero i portoghesi nella creazione di questi capolavori d'arte? Come erano le strutture difensive giapponesi prima dell'arrivo degli occidentali?
Quante domande mi erano sorte, guardando quella foto e leggendo quella descrizione!
E così, già il primo anno di università avevo deciso su cosa avrei fatto la mia tesi di laurea e, nonostante intoppi e ritardi, riuscii a portare a termine il mio progetto. 

Dopo la laurea l'amore non è scomparso, ma la vita mi ha fatto relegare questa passione tra i sogni da cullare e vezzeggiare solo di quando in quando.
Almeno fino all'anno scorso, quando mi è stato chiesto di seguire un'amica che si laureava in architettura affrontando il mio stesso soggetto.
Seguendo lei ho scoperto che nella nostra penisola i castelli giapponesi non sono affatto conosciuti. Questo nonostante negli otto anni trascorsi dalla mia laurea, sia in Giappone che in America, essi abbiano attirato un sempre crescente nugolo di appassionati.
Non solo, in Giappone è in atto una vera e propria riscoperta del castello in quanto simbolo della città, con ricostruzioni, restauri, studi sempre più approfonditi, gare di visite ai castelli e addirittura una collana di fascicoli pubblicata dalla DeAgostini Japan!

Mi è parso giusto presentare queste fortezze anche all'Italia. All'inizio avevo pensato di farlo con un libro, ma poi ho optato per un blog che è sicuramente più facile da condividere. Perché ciò che mi spinge a lavorarci è proprio la voglia di condividere questa passione  con tutti quelli che capiteranno da queste parti!

E così, un po' alla volta, vi parlerò dei castelli, ma anche dell'architettura giapponese, dell'arte e, perché no, della lingua.
Nella speranza che anche voi possiate amarli come li amo io.